Le cooperative sociali vicentine tengono alta l’attenzione sul rischio che i tagli al sociale previsti dalla Spending Review possono ricadere sulle spalle delle fasce più fragili della popolazione.

Facendo proprio l’appello che tutto il terzo settore da mesi sta rilanciando a livello nazionale, le realtà socie del consorzio Prisma si rivolgono a tutti i cittadini e ricordano che non saranno i mercati, né le banche a salvarci, ma la nostra capacità di costruire un nuovo modello di sviluppo ambientalmente sostenibile, basato sulla crescita qualitativa piuttosto che quantitativa, ancorato ai territori, fondato sulla responsabilità diffusa di istituzioni, imprese e cittadini.

“Non solo i tagli alla spesa pubblica e gli aumenti nel prelievo fiscale, ma anche e soprattutto l’incapacità di scorgere un obiettivo comune, rendono sempre più debole la politica nell’affrontare le sue responsabilità” ricordano.

Da quattro anni – cioè dall’inizio della crisi – governo e forze politiche infatti, in tutta l’Unione Europea hanno puntato con decisione alla sola riduzione della spesa pubblica, senza avere l’ambizione e il coraggio di prospettare una vera uscita dai problemi. “Anzi – ricorda il terzo settore vicentino – ci si illude di poter uscire dalla crisi uguali a come ci si è entrati, ancora con un modello economico iperliberista, forse solo un poco più controllato dagli Stati. La coesione sociale, lo sviluppo dei territori, la cura dei beni comuni, la ripresa della partecipazione dei cittadini sono obiettivi percorribili che non sono stati presi in considerazione. Le conseguenze le pagano la società italiana e le persone più deboli, ma anche il Terzo Settore, che rischia di non poter più garantire il suo apporto”.

Le 60 cooperative sociali della provincia di Vicenza, riunite nel “Prisma”, danno così voce ai 3.691 bambini, ragazzi, persone con disabilità, non-autosufficienti, con problematiche psichiatriche, persone anziane, persone detenute, persone straniere e soggetti con altre problematiche di cui giornalmente si prendono cura grazie a 1.376 operatori (dediti all’assistenza, educatori, assistenti sociali, infermieri, psicologi e altre figure professionali). Figure alle quali vanno aggiunti i 415 lavoratori delle cooperative di inserimento lavorativo, che in provincia si occupano di  461 persone avviate al lavoro (nei servizi ambientali, di manutenzione del verde, di informatica, mensa, pulizia, nelle lavorazioni conto terzi, nel commercio, nel turismo sostenibile, nella mobilità e in altri settori). Senza contare, infine le 17.500 persone che ogni anno frequentano le attività culturali, ricreative e formative proposte dalle cooperative sociali vicentine. “Siamo presenti da trent’anni nei territori dove siamo nati, collaborando con molte amministrazioni pubbliche locali e Ulss” ricordano i responsabili del “Prisma”.

Una fetta di società, il no profit, che ha dovuto fare i conti in questi anni in Italia con molte difficoltà: dal taglio dei fondi per le politiche sociali, passate da oltre 2,5 miliardi del 2008 ai soli 179 milioni del 2011,  alla decurtazione dei fondi per l’assistenza, l’integrazione degli immigrati, l’infanzia, il servizio civile; dalla continua crescita della tassazione sulle persone fisiche e sul lavoro, senza un’equivalente o maggiore aggravio sui redditi da capitale (con conseguente ulteriore allargamento della forbice della ricchezza nel Paese) alla chiusura dell’Agenzia per il Terzo Settore, unico soggetto istituzionale che aveva nella propria mission la promozione dell’associazionismo, del volontariato, della cooperazione sociale; dal mancato sostegno all’impresa sociale e la contestuale riduzione di agevolazioni alla cooperazione fino alla mancata stabilizzazione del 5X1000, unico strumento di sussidiarietà fiscale, e all’assenza di alcun provvedimento per garantire il Terzo Settore a fronte delle gravi inadempienze nel saldare il dovuto da parte delle Amministrazioni Pubbliche.

“Sono aspetti – scrivono le cooperative sociali – che ci dicono che equità, solidarietà e responsabilità, intesa come impegno per la sussidiarietà e la partecipazione, non sono stati considerati importanti per il futuro de Paese. Eppure l’Italia ha risorse per uscire dalla crisi: la coesione sociale presente nei differenti territori, la disponibilità all’impegno solidale e gratuito dell’azione volontaria di milioni di cittadini organizzati in migliaia di associazioni; la forza innovativa di giovani, donne, famiglie che oggi continuano a scommettere sul futuro. Sono tutti fattori che creano fiducia, precondizione per ogni sviluppo. Qui il Terzo Settore gioca la sua parte svolgendo il ruolo di “cemento” della società. E’ qui che occorre investire. E’ giunto il momento di chiedere una svolta”.

La richiesta del Terzo Settore al Governo è chiara: impegnarsi per un nuovo Patto sociale al fine, in primo luogo, di ridurre la povertà e la disuguaglianza che oggi lacerano il Paese e mettono a repentaglio la sua unità. “L’equità deve tradursi in provvedimenti coerenti e coraggiosi, capaci di ridare speranza e risorse ai cittadini e spingere nuovamente all’investimento sul lavoro e l’innovazione”. E’ inoltre necessario “riformare e non smantellare il welfare, che non può essere più inteso come strumento accessorio degli Stati, ma fine cui tendere per garantire benessere ai cittadini e mettere ciascuno nella condizione di essere autenticamente protagonista del proprio percorso di vita, come vuole la Costituzione”. Ancora, si chiede di attuare il principio costituzionale della sussidiarietà, “promuovendo in ogni modo la partecipazione dei cittadini, singoli e associati, alla determinazione e costruzione di spazi di nuovo impegno civico, nella prospettiva non di una riduzione, ma di un allargamento dello spazio pubblico, attraverso il concorso di soggetti privati con vocazione pubblica”.

“Siamo pronti a fare la nostra parte – affermano le realtà del “Prisma” –  promuovendo cittadinanza e sviluppando innovazione e buona occupazione, come abbiamo sempre fatto, ma servono dalla politica messaggi chiari, che non possono più tardare. Si abbia coraggio, si dia fiducia all’Italia e agli italiani”.